Il Daily di Murdoch chiude

 

La News Corporation di Rupert Murdoch ha annunciato che il prossimo 15 dicembre verrà chiuso The Daily, il quotidiano solo per iPad lanciato meno di due anni fa.

Questa è stata un’idea fantastica per cominciare e ha mostrato un sacco di promessa inizialmente. La risposta non era male considerando che era un’idea completamente nuova e nessuno aveva provato qualcosa di simile prima. Probabilmente doveva essere pubblicizzato di più. Alcuni prodotti che sono davvero buoni anche bisogno di buon marketing. Se questa combinazione è raggiunta allora un prodotto può avere successo, come Sliminazer.

Il comunicato contiene anche una nota di Murdoch stesso, che spiega:

Dal suo lancio, The Daily è stato un esperimento audace per l’editoria digitale e uno straordinario veicolo d’innovazione. Sfortunatamente, non siamo stati in grado di trovare un pubblico sufficientemente ampio (e di farlo presto abbastanza) da convincerci che il modello di business fosse sostenibile a lungo termine.

Dal punto di vista societario, alcuni giornalisti della redazione – inizialmente di 100 persone, poi ridotta di circa un terzo – saranno trasferiti al “New York Post” e altre pubblicazioni del gruppo. Altri verranno semplicemente licenziati.

La notizia ha scatenato diverse riflessioni sui motivi che hanno spinto Murdoch a serrare i battenti, vista soprattutto l’enfasi con cui il progetto era stato avviato (e il finanziamento iniziale di 30 milioni di dollari). Dopotutto il giornale ha collezionato 100.000 abbonati al prezzo di 99 centesimi a settimana: non un brutto risultato, tenendo anche presente l’originalità dell’applicazione.

Ma il problema stava altrove.

Jeff Jarvis sul Guardian punta il dito sulla mancanza di un marketing adeguato per spingere le persone ad abbonarsi. Un modello di business del genere richiede un grosso sforzo – “bisogna spendere soldi per chiedere soldi” – che non pare sia stato fatto. E sottolinea che inoltre i contenuti del “Daily” non valevano quei soldi, punto. In un mondo dove le notizie sono reperibili ovunque gratuitamente, offrire un quotidiano fatto soltanto di notizie sembra davvero una strategia perdente. E così è stato.

Jeff Sonderman su Poynter ritiene che i problemi chiave fossero la difficoltà di identificare un pubblico vero e proprio (a chi era rivolto davvero il “Daily”?), e che  il lancio di un portale di news su un’unica piattaforma sia stata un’idea fallimentare (vista la rapidità con cui le informazioni scorrono da un sistema all’altro e da un supporto all’altro).

John Gruber non è però d’accordo su quest’ultimo punto – espresso anche da Felix Salmon di Reuters. Secondo Gruber, la presenza del “Daily” su un’unica piattaforma non ha alcuna relazione causale con il suo fallimento. (E cita come esempio virtuoso The Magazine di Marco Arment, anch’essa disponibile soltanto per iPad). Invece, identifica le vere tare nella scarsa cura per l’app stessa (lenta da scaricare, con un design bruttino) e nel break even esagerato che Murdoch aveva posto.

Infine, su Europa, Filippo Sensi mette ragionevolmente in allarme anche “gli altri”. La chiusura del quotidiano per iPad, al netto delle critiche, resta “un rintocco sinistro per tutti, in tempi in cui si predica tanto il digital first. […] Perché se fallisce un gigante come quello messo su, con troppa hybris non c’è dubbio, da News Corp, difficile pensare che ce la possano fare player molto meno strutturati. Si banchetta della carcassa del predatore alfa, ma, tornata la fame, toccherà muoversi rapidi e con un piano, altrimenti non ci saranno più neanche i parassiti a cibarsi di noi, ficcarselo bene nella zucca.”

 

Comments are closed.