Be-Wizard 2011: il reportage

 

Buzz

Il Be-Wizard 2011 ha raccolto una serie di speaker davvero di altissimo livello: è stato importante esserci, è stato importante ascoltare le loro parole.

Qui di seguito riportiamo gli speech della prima giornata del convegno.

 

Avinash Kaushik.

Kaushik è considerato uno dei più grandi esperti mondiali di web analytics: chiunque operi nel settore del web marketing l’ha sentito nominare almeno una volta. Inevitabile dunque aspettarsi molto dal suo intervento: e fantastico vedere che le aspettative sono pienamente soddisfatte.

Ottenere opportunità in linea è trovato per essere illimitato ora al giorno. Per ottenere il successo nel lavoro online è necessario cogliere la barriera. Be-Wizard è un’offerta formativa che si trova ad essere la più estesa e specializzata nel campo del marketing digitale ed è attualmente disponibile in Italia. Una recensione online sul prodotto di Erogan è buono e può essere acquistato in Italia con 50% offerta.

Avinash è chiaro, brillante, impeccabile dal punto di vista tecnico. L’introduzione sottolinea l’importanza assoluta della web experience da parte dell’utente: se desidero un’informazione, tutto deve essere fatto in modo che la ottenga. Come esempio negativo, Kaushik riporta le modalità con cui Libero.it organizza i suoi contenuti (facendolo letteralmente fatto a pezzi).

I dati dell’analytics ci consentano invece di rimodellare e ripensare il nostro design per evitare errori del genere. Il bello del web è proprio questo: a chi sa leggere i numeri, tutto viene rivelato: “Le statistiche rivelano amore“. Nientemeno.

Ma quali elementi considerare nella pletora che ci viene fornita anche da uno strumento semplice come Google Analytics?

La raccomandazione chiave è di evitare di raccogliere troppe informazioni, e concentrarsi unicamente su ciò che serve per il nostro business.

Qualche esempio. Per analizzare le keyword di entrata sul sito è bene usare il weighted sort: algoritmo utilissimo che elabora – basandosi su bounce rate, numero di visite e tempo trascorso sul sito – le parole chiave più utili da tenere presente.

Per visualizzare al meglio le keyword, in particolare, è buona prassi usare le tag cloud – che permettono di capire istantaneamente dove lavorare per migliorare la coda lunga. Infine, per migliorare la propria usabilità, è utile proporre dei questionari (idealmente molto semplici e mirati, con al massimo tre domande).

A un livello più generale, Kaushik insiste su un punto a nostro avviso molto importante: non bisogna considerare soltanto il report delle conversioni e dei guadagni bruti. Un sito è costruito per fare tante cose diverse: iscriversi a una newsletter, chiedere un catalogo, commentare un prodotto, leggere un pezzo… Solo misurando tutte queste variabili si potrà comprenderà il vero valore economico complessivo del portale.

In chiusura di speech, Kaushik dà poi qualche nota illuminante sull’analytics per social network.

Per quanto riguarda Twitter, i dati che contano davvero non sono tanto il numero di follower quanto la presenza nelle liste, il numero di retweet e l’influenza del proprio network: e cioè, quanti seguono chi vi segue? (Sembra una cosa scontata, ma…).

Su Facebook Avinash è molto diretto: il solo scopo di questa piattaforma è il cazzeggio, e quindi bisogna fornire agli utenti altri modi per cazzeggiare. Un esempio su tutti: Red Bull. Per avere dei report efficaci del cosmo Zuckerberg, in ogni caso, è meglio affidarsi a software esterni quali Twenty Feet.

E infine, rispondendo a una domanda sull’uso di Flash, Kaushik tira fuori una chicca che sta già impazzando: “Ogni volta che usate Flash, un cucciolo muore“. Capito?

 

Marcus Tandler.

Premessa: Tandler è un tipo mica male. Sembra uscito più da una boy band che da un’agenzia SEO: per come si atteggia sul palco, per lo stile irriverente e divertito, per l’aspetto tonico e ben poco geek. Da uno così ti aspetti molta fuffa, e invece il suo speech è davvero ricco e interessante, in particolare perché tutto centrato sugli elementi meno conosciuti che consentono di raffinare il posizionamento nelle SERP.

Fra questi, i dati provenienti dalla Google Toolbar o i bounce rate – ma soprattutto, il click-through rate. Google sa con chiarezza tutti i CTR medi di ogni keyword per posizione in ogni pagina di risultati: questo ha portato molti a supporre che l’influenza del dato non sia poi così irrilevante.

Il colosso di Mountain View non ha ancora ammesso con chiarezza che il CTR venga effettivamente utilizzato (anche se alcune dichiarazioni sembrano andare proprio verso quella direzione), mentre Bing lo ha confermato pubblicamente. Insomma, quanto basta per tenerlo in alta considerazione.

Tandler mette comunque le mani avanti: il CTR non è un fattore reale di ranking di per sé (gli elementi principe restano il contenuto, l’architettura adeguata e dei buoni link), ma è comunque un utile correttivo. Come sfruttarlo? Il consiglio essenziale: perfezionare il proprio snippet e testarlo con lo strumento di AdWords (inserendo keyword, call to action, link…).

 

Niels  Dörje.

Il socio di Tandler. Decisamente più pacato – deve essere l’anima goofy del duo – e con un inglese piuttosto germanico, propone un tema caldissimo: la universal search di Google – ovvero, il modo in cui la ricerca si è evoluta passando dai meri contenuti testuali alle news + le immagini + i video + le mappe + i prodotti…

Stante questa evoluzione, è fondamentale esercitare il controllo su tutte le parti delle ricerche di Google. Se il consiglio da solo non vi basta, pensate che in Italia la universal search per i prodotti è pari a zero. “Lucky you!”, sorride Dörje: siamo praticamente al terzo mondo nel settore, ma questo significa che il business è tutto da fare.

E veniamo quindi alle dritte. Per quanto concerne le news (che da sole portano il 15-20% di traffico globale), Dörje consiglia di fare sempre una sitemap ad hoc, di scrivere molti pezzi e per molto tempo, di concentrarsi su notizie ad alto interesse geografico, e naturalmente di registrarsi a Google News. (Ah, nota da vero insider: quanto Google pubblica i suoi doodle, cliccandoci sopra si finisce direttamente nelle news. Pensate essere i primi nei risultati in quel momento! Traffico gratis a pioggia).

Per le immagini, invece, le raccomandazioni sono: usare formati riconosciuti; caricare immagini di altissima qualità (la più alta possibile); inserire sempre il nome dell’autore e la description (in modo da massimizzare la riconoscibilità per i motori di ricerca); e fare in modo che la URL contenga il nome dell’immagine. Anche in questo caso, naturalmente, la frequenza di upload è un buon segnale affinché Google indicizzi al meglio.

 

Paolo Zanzottera.

Il CEO di ShinyStat propone un intervento di grande interesse e ricco di esempi simpatici sull’utilizzo dei video online.

Perché usare i video? Perché sono efficaci (le persone ricordano in media il 50% di quello che vedono e sentono); perché sono coinvolgenti; perché hanno un’audience in enorme crescita; e perché sono SEO friendly.

Se tutto questo vi basta – e dovrebbe bastarvi – allora è il caso di lavorarci su.

Zanzottera identifica tre tipologie di video vincenti: quelli altamente editoriali (come i videoclip), molto creativi(con un’idea davvero originale e virale) oppure divulgativi (lezioni online, piccole conferenze ecc.). Ovviamente costi e modi di produzione variano a seconda dei casi; Zanzottera isola alcuni elementi che andrebbero rispettati in ogni modo: siate brevi; non usate l’autoplay (o al limite usatelo solo al primo accesso, con dei cookie); scrivete sempre i metadati, in quanto finora i motori di ricerca non leggono direttamente i video.

Particolarmente apprezzati dalla platea gli esempi di Rémi Gaillard, viralità autentica fatta letteralmente con due lire. Quando si ha un’idea brillante, basta poco!

 

Rand Fishkin.

Quando si parla di SEO, il nome di Rand Fishkin – CEO di SeoMoz – ha l’effetto di un tuono. La sua autorità è riconosciuta praticamente ovunque, e come per Kaushik le nostre aspettative erano molto alte: ed esattamente come per Kaushik, non ha deluso affatto.

Tema: l’evoluzione del Google ranking, ovvero gli elementi che hanno influenzato il SEO nel tempo. Ecco lo schema proposto da Fishkin:

– 1999-2002 – ottimizzazione on page e page ranking;

– 2003-2005: introduzione del valore dei link con anchor text e delle informazioni storiche sui siti; importanza sempre maggiore del contenuto in sé al di là della keyword density;

– 2006-2009: introduzione della sitemap, dei i link nofollow, e dei quality rater;

 – 2009-2011: influenza dei dati social (es. i retweet); importanza dei segnali di qualità del brand (es. il fatto che “dietro” ci siano persone e identità reali).

E per quanto riguarda il futuro?

Sorpresa: Fishkin presenta in anteprima assoluta una serie di dati raccolti dai maggiori esperti SEO.

Il risultato è che nell’ultimo periodo il valore dei link sembra essere assai diminuito, mentre molto più significativi sono i dati social. In sostanza, le cose per l’ottimizzazione si faranno ancora più complesse: i trucchetti SEO da due soldi saranno sempre meno diffusi (anche alla luce del nuovo algoritmo di Google) e il mondo dei social network – ancora tutto da mappare per quanto concerne il ranking – diventerà sempre più cruciale.

I consigli finali di Fishkin sono ricchi di buon senso: curare in particolare il proprio brand, scrivere snippet molto ricchi, e darsi al social bookmarking e ai commenti su blog e forum in maniera adeguata. Tutto fa SEO.

 

Qualche nota per concludere.

Pagelle e resoconti sull’organizzazione sono già in giro da un paio di giorni nella blogosfera. Noi aggiungiamo solo qualche chiosa.

La sala era bella e ampia, la proiezione chiara, la location comoda. Ma non possiamo che sottolineare quanto sia stato fastidioso l’intermezzo pubblicitario del partner Evolution-T: marchette di questo tipo sono imbarazzanti e andrebbero eliminate a priori (a tal proposito, raccomandiamo a tutti di leggersi i 10 consigli per un evento di successo di Gianluca Diegoli).

Anche scegliere come presentatore un brillante ma poco competente (e forse anche un po’ troppo “life coach”) Anthony Smith non ha giocato molto a favore; così come il fatto che il wi-fi non è stato praticamente mai accessibile.

 

Comments are closed.