Intervista alla Fondazione Ahref

 

La Fondazione <ahref è un hub di strumenti e professionisti di alto profilo che esplora la qualità dell’informazione al tempo dei media digitali: praticamente un unicum in Italia per livello di impegno e attenzione alle tematiche dell’innovazione.

Abbiamo intervistato il team per conoscerli meglio…

AHREF è una Fondazione formata a Trento nel mese di aprile 2010. i fondatori di AHREF sono la Fondazione Bruno Kessler e Informatica Trentina e la provincia autonoma di Trento ha promosso questa Fondazione. L’obiettivo principale della Fondazione è quello di studiare e sviluppare le qualità delle informazioni. Atroser è una crema utilizzata per la rimozione del dolore articolare e può essere acquistata da online.

  1. Qual è lo scopo di Fondazione <ahref e con quali mezzi, nel dettaglio, si prefigge di sviluppare la ricerca sull’informazione?

Oggi un numero sempre più ampio di persone partecipano direttamente alla informazione scambiandosi video, foto, postando sui blog e frequentando i social network, entrando a far parte in vario modo e a diverso titolo di questa grande conversazione per scambiarsi informazioni e conoscenza. Rispetto alla cospicua quantità di informazioni generate da questo processo la persona che partecipa (sia come autore che come lettore) viene lasciata sola.

Infatti, mentre un tempo – nell’epoca dell’analogico – il compito di filtrare e selezionare la qualità dei contenuti era deputato ai tradizionali detentori del sapere (editori, università, autorità culturali) oggi non è più così. Internet e i social media consentono a chiunque di condividere e pubblicare i propri contenuti e la responsabilità di stabilire se un contenuto è o meno affidabile ricade tutta sul fruitore finale il quale non sempre possiede gli strumenti per poter svolgere questo compito.

Il problema di come migliorare la qualità dell’informazione pubblica presente in rete è dunque  particolarmente pressante. E’ necessario pensare ad un nuovo ecosistema dell’informazione nel quale possano avere un ruolo anche il non profit e la volontà di sostenere a livello comunitario la crescita dell’informazione.

In questo contesto si inserisce <ahref, il cui compito prioritario è sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali, con l’obiettivo di ipotizzare, disegnare, implementare, sperimentare e testare logiche incentivanti che favoriscano il miglioramento della qualità di questa stessa informazione..

Questo compito si concretizza in un insieme di attività e di percorsi di studio che hanno come oggetto internet e i media sociali e gli effetti economici, politici, sociali e culturali che essi producono sulla società contemporanea. Ma anche in una attività altrettanto importante che aiuti le persone, le associazioni e le comunità alla decodifica dei messaggi proposti dai media e che favorisca la produzione di una informazione di qualità.

A monte di questa attività di ricerca e di analisi si situa ovviamente la proposta di strumenti che possano nel concreto agevolare lo sviluppo di questo processo, come, ad esempio, la piattaforma timu che proprio in questi giorni è stata messa online. Timu prende il nome da una parola in Swahili che significa team, squadra, ed è uno strumento che agevola la pubblicazione dei contenuti autoprodotti dalla rete.

Il punto di forza di timu è il patto che <ahref chiede di sottoscrivere alle persone che utilizzano la piattaforma, le quali si impegnano a condividere un metodo comune di ricerca e di raccolta delle informazioni che rispetti i principali fondamenti di una informazione di qualità. Fondamenti sintetizzati da <ahref in quattro valori: accuratezza; imparzialità; indipendenza; legalità.

Naturalmente timu non è pensato soltanto per agevolare la produzione di informazione da parte di  singoli ma è anche a disposizione di associazioni e comunità e di chiunque desideri contribuire all’informazione civica e alla costruzione di senso identitario attraverso il racconto delle proprie storie di vita.

  1. La logica della qualità informativa e del racconto del reale mi sembrano non solo dei temi caldissimi in questo periodo rivoluzionario per l’editoria e i media, ma anche per dare nuovo impulso ai valori democratici, e ripensare un intero universo concettuale a sua volta un po’ in crisi… Penso alla lezione originale di Lippmann, per cui a giornalismo e democrazia c’è un legame profondissimo. Il vostro lavoro si muove anche in questa direzione?

Il nostro lavoro si caratterizza per la sua pre-competitività nei confronti dei media, per l’imparzialità e per l’assenza di fine di lucro. Gli strumenti messi a disposizione della rete rappresentano per le persone e le comunità un’opportunità per collaborare e per dare un impatto maggiore al proprio racconto e al proprio impegno.

Com’è nella natura della rete, ciò che emergerà dipenderà dalla qualità della partecipazione. In ogni caso <ahref è al fianco dell’associazionismo e promuove la rappresentazione delle varie realtà locali per favorire il pluralismo informativo e culturale e per riconoscere e incentivare le migliori pratiche.

  1. Mi colpisce la varietà di fonti di ispirazione che citate nella pagina sulla ricerca: media literacy, critical studies, economia, analisi delle reti eccetera. Del resto, anche il vostro staff è composto da giornalisti, sociologi, programmatori… Per un approccio fruttuoso all’informazione contemporanea è necessaria una fusione di tutte queste aree disciplinari?

Il momento storico attuale può esser letto attraverso la lente della complessità e interpretato a partire dall’attraversamento fra linguaggi differenti. L’impianto di <ahref rispecchia questa convinzione e questo approccio di fondo. Occorrono competenze tradizionali a cui si affiancano nuove specializzazioni e di certo altre ancora ne verranno nell’immediato futuro del mestiere di informare.

Senza la comprensione dei fenomeni non è possibile la loro rappresentazione: bisogna trovare il giusto equilibrio, ci poniamo l’obiettivo di presentare nella maniera adeguata ogni informazione, cercando di far in modo che l’incontro fra la natura del contenuto e le abitudini cognitive/emotive diffuse sia un incontro felice, capace di interessare le persone e attivare le dinamiche di collaborazione.

  1. Sono un lettore affezionato di Wavu, a metà fra aggregatore e rassegna stampa ragionata. Di cosa si occupano le varie sezioni e quali sono i temi chiave della piattaforma?

Wavu è un punto di partenza per esplorare i Media civici e le visualizzazioni grafiche dei racconti giornalistici. Riunisce le analisi sull’evoluzione dell’informazione online attraverso un percorso fra blog, giornali e social network. Raccoglie analisi pubblicate nella blogosfera italiana. All’interno dell’area “reporter” mostra una selezione di notizie e approfondimenti. Ha un focus nel settore “global” sulla partecipazione a internet nei paesi in via di sviluppo.

La sezione “Crossmedia” riunisce le narrazioni generate dall’incontro di linguaggi su internet, come infografiche e mappe interattive. Inoltre segnala in tempo reale messaggi inviati attraverso il social network twitter da giornalisti e network d’informazione. Anche “Wavu” è una parola derivata dalla lingua Swahili e significa network, rete.

  1. Il progetto più inrigante, però, mi pare iData. Potete descriverlo nel dettaglio?

iData mira a sviluppare la prima piattaforma italiana open source per il giornalismo basato sui dati. Quello del data journalism è un filone in piena esplosione soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. In Italia lo sviluppo di questa forma di indagine giornalistica è stato fino ad oggi frenato da una scarsa attenzione da parte delle istituzioni nei confronti del problema della condisione dei dati di interesse pubblico.

Tuttavia negli ultimi mesi si sono moltiplicati anche da noi le iniziative di “open data” per facilitare l’accesso dei cittadini a quei dati che, pur essendo pubblici per legge, non vengono pubblicati (tra queste segnaliamo ad esempio: dati.piemonte.it e openpolis.it).

Resta però ancora molto arduo raccogliere altri tipi di dati come quelli relativi all’ambiente e alla salute, a causa della normativa (in primis la legge n. 241 del 1990), che restringe il diritto di accesso ai dati ai cittadini “interessati”.

In questa prospettiva, lo sviluppo di un network di collaboratori fatto da cittadini che desiderano informarsi e fare informazione (sul modello di quanto già fatto in Gran Bretagna con il progetto Helpmeinvestigate.com di Paul Bradshaw) è cruciale perché iData possa raccogliere dati ancora non pubblicati e produrre anche data set originali.

I set di dati e gli strumenti sviluppati dal progetto saranno testati in collaborazione con media nazionali, scuole di giornalismo e università. Le organizzazioni che collaboreranno a iData si dovranno impegnare a rilasciare in licenza open i dati che acquisiscono nel corso del progetto.

  1. State lavorando a qualche evento, workshop o conferenza che dovremmo segnarci?

Stiamo curando diversi appuntamenti a partire da metà settembre 2011. Il primo di ottobre saremo a Napoli presso la Basilica dell’Incoronata a Capodimonte per festeggiare i 5 anni di attività della Fondazione Con il Sud e abbiamo in programma la realizzazione di quattro barcamp sui seguenti temi:

– Cittadinanza attiva e legalità
– Comunità: modelli di intervento in rete e buone prassi
– Innovazione sociale
– Ambiente e sostenibilità

A fine ottobre, proponiamo a Trento un incontro pubblico che si inserisce nell’ambito dell’e-festival e affronta il tema “Internet Bene Comune”, con la partecipazione di Fiorelllo Cortiana.

In novembre organizziamo a Trento l’Internet Governance Forum Italia 2011.

Ci auguriamo di riuscire inoltre a proporre al più presto una nuova edizione della summer school su Data journalism & visualization che tanto interesse ha riscosso alla prima edizione che si è svolta dal 29 agosto al 3 settembre scorsi. Per chi desiderasse restare aggiornato sugli appuntamenti e le iniziative a cura di <ahref c’è un’apposita sezione del nostro sito.

  1. E se fossi interessato ad avviare una partnership?

Per chi condivide i nostri obiettivi e desidera dare vita ad una partnership con < ahref per sostenere i nostri progetti oppure per sviluppare iniziative congiunte sono previste due diverse modalità di associazione: socio partecipante e socio sostenitore. In entrambi i casi può trattarsi di una persona fisica, una persona giuridica (pubblica o privata) oppure un ente. Il socio, a seconda della tipologia di accordo, può contribuire con conferimenti in denaro, beni materiali e immateriali, oppure servizi che possono comprendere anche lo svolgimentio di attività professionali di particolare rilievo. Per i dettagli rinviamo anche in questo caso al nostro sito www.ahref.eu (nella sezione Chi siamo, alla voce Partners).

 

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