I quotidiani italiani e Twitter [analisi]

 

Il 2011 ha visto la consacrazione definitiva di Twitter come il mezzo più adatto alla trasmissione e condivisione di informazioni. Certo, la sua attendibilità in quanto tale dal punto di vista giornalistico non è priva di ombre, e il suo uso da parte dei professionisti del settore è ancora in evoluzione. (Pier Luca Santoro, sulle colonne dell’European Journalism Observatory, ha tirato un po’ le somme al riguardo).

Twitter fornisce la notizia aggiornata online ed è un servizio di social networking in cui gli utenti possono pubblicare le loro opinioni e possono avere interazione con le persone attraverso i messaggi è conosciuto come tweet. Twitter è accessibile dagli utenti tramite l’interfaccia del sito Web con i messaggi di servizio brevi. Ostelife è una crema che può essere utilizzata per il dolore alla schiena e il dolore articolare.

Ma c’è anche un’altra questione da affrontare: come viene sfruttato Twitter dai principali portali di news? Come, concretamente, gli account ufficiali dei giornali (italiani, nel nostro caso) utilizzano il potenziale dello strumento?

Ne abbiamo selezionati dieci, senza pretesa di completezza o di fare classifiche: ed ecco i risultati dopo due mesi di monitoraggio dei vari account:

  • Repubblica(@repubblicait, 33 following, 256.068 follower)

L’account di Repubblica si limita a ribattere alcune notizie del sito, e benché abbia il numero più alto di follower fra tutti i quotidiani, per lungo tempo non ha seguito nessuno. Di hashtag nemmeno una traccia, così come non c’è traccia di menzioni nella timeline. Ha effettuato un solo retweet da Natale a oggi: questo.

  • Corriere della Sera(@Corriereit, 47 following, 21.161 follower)

Vedi @repubblicait. L’unico hashtag usato è #LaLettura (per il recente, ottimo supplemento domenicale di cultura): per il resto, la sola caratteristica in più è una bizzarria: l’autocitazione “via @Corriereit” per ogni notizia battuta o quasi (a parte alcune provenienti da @AddThis). Per quanto riguarda gli scarsissimi retweet, a parte qualche caso isolato sono relativi solo al vicedirettore Daniele Manca.

  • Il Giornale(@ilgiornale, 11 following, 72.819 follower)

Ne fa un uso pressocché identico ai due big (@repubblicait e @corriereit), con un’ulteriore stranezza: l’uso della sola auto-hashtag #ilG. Mah.

  • La Gazzetta dello Sport(@Gazzetta_it, 65 following, 196.388 follower)

Uso base ma un po’ meccanico delle hashtag (#calcio, #basket…) e un numero di retweet sopra la media.

  • La Stampa(@la_stampa, 330 following, 41.627 follower)

L’account della Stampa fa un buon uso delle hashtag e ha la prontezza di menzionare il suo direttore nelle lettere al medesimo e qualche altro giornalista.

  • Il Foglio(@ilfoglio_it, 17 following, 14.707 follower)

Presenza non eccessiva, a volte un annuncio esterno e non soltanto link ribattuti, e ogni tanto c’è persino un #FF interno.

  • Il Fatto Quotidiano(@fattoquotidiano, 11.114 following, 208.492 follower)

Spicca per l’altissimo numero di account seguiti rispetto alla media. Ampio uso degli hashtag, buona continuità, ma assenza di menzioni quando servirebbero: ad esempio, Travaglio è nominato più spesso tramite tag e solo di rado con il suo account.

  • l’Unità(@unitaonline, 217 following, 16.281 follower)

Meno presente rispetto agli altri quotidiani – almeno quanto a numero di tweet. Per il resto, niente da segnalare tranne l’iniziativa #Ubt2011, volta a premiare il miglior account Twitter dell’anno: che è passata quasi inosservata.

  • Il Post(@ilpost, 48 following, 28.512 follower)

Anche al Post l’uso di Twitter è minimale: notizie, niente hashtag, pochissimi retweet o menzioni.

  • Linkiesta(@linkiesta, 2.097 following, 16.613 follower)

Nella norma, a parte l’alto numero di following. Curiosità: è stato l’unico a offrire un livetweet della recente apparizione di Monti a “Che Tempo che Fa”.

Ora qualche riflessione.

In primo luogo bisognerebbe aggiustare il tiro su alcune pratiche base: ad esempio perfezionare l’implemento delle menzioni (soprattutto se si tratta di propri giornalisti e contributor) senza per questo trasformarle in piaggeria, o sfruttare meglio e più creativamente le hashtag.

Ma al di là delle questioni tecniche, certo non c’è una via predefinita per l’uso giornalistico di Twitter – ed è ovvio che gli account ufficiali dei quotidiani non debbano seguire le linee d’uso comune (così come non è scritto da nessuna parte che debbano fare molti retweet o rispondere a chi li contatta pubblicamente).

Insomma, la scelta di un utilizzo sobrio e impersonale del mezzo sembra giustificata. Lo stesso New York Times, ad esempio, non lo usa in maniera molto diversa.

Tuttavia, questi approcci a Twitter tradiscono a volte un po’ di rigidità e mancanza d’inventiva. Proprio ora che la piattaforma è globalmente diffusa e rischia di diventare un banale “standard” da avere per forza, è forse il caso di fermarsi un istante e porsi qualche domanda. Ad esempio:

– A cosa serve realmente questa piattaforma per i quotidiani? A fare un copia-incolla strumentale dalle homepage? A farsi conoscere ulteriormente dei lettori? A interagire con altre realtà d’informazione?

– E’ giusto che un account redazionale si limiti a ribattere notizie, o può essere usato anche per diffondere in maniera diversa il proprio brand – fare promozione? (Tanto sono brillanti, divertenti, pieni di opinioni e anche rissosi molti profili di giornalisti, tanto sono anonimi e grigi quelli delle testate: c’è un motivo?)

– Twitter per i giornali è solo uno strumento di condivisione istantanea di news o anche un mezzo conversazionale?

– Gli utenti seguiti sono effettivamente utilizzati per trarre informazione, oppure sono seguiti solo “perché è prassi avere dei following”? (Un esempio dall’estero: El Paìs ne ha più di 46.000: come se ne serve?)

– I livetweet in genere vengono organizzati dai singoli giornalisti: perché non trasmetterli sul profilo ufficiale?

Tutto questo, di nuovo, non per stilare un preteso manuale di utilizzo per account redazionali, ma per contribuire a un’esplorazione ancora più consapevole – ed elastica – della twittersfera da parte dei quotidiani.

 

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