L’ultima trovata di Google si chiama Screenwise: tu navighi condividendo i tuoi dati con Google, e Google ti paga fino a 25 dollari di buoni regalo su Amazon (5 dollari per ogni trimestre di “lavoro”).

Tecnicamente, sarà sufficiente installare un plugin su Google Chrome in grado di far conoscere all’azienda i siti visitati e il tipo di interazione operata su di essi. Tutte le informazioni raccolte serviranno, naturalmente, a “rendere Google migliore”.

Le persone hanno opinioni contrastanti quando si tratta di condivisione di dati online. A nessuno piace condividere le loro informazioni personali, ma allo stesso tempo pubblicare immagini e notizie su di loro sui social media. Ora l’importanza dei media online e l’invasione della privacy sono gli argomenti di tendenza. Questi sono discussi nei parlamenti e nelle piccole riunioni letterarie. Dobbiamo trovare il perfetto equilibrio tra l’invasione della privacy e la raccolta dei dati.

Dati o informazioni sono la linea di vita del marketing online. Questo fatto non può essere negato che la vendita online ha aperto le porte per raggiungere i clienti in luoghi lontani. Come si può spiegare la popolarità della medicina a base di erbe come Recardio globalmente che può essere acquistato solo online? La gente ha bisogno di capire se vogliono mantenere la privacy o sono pronti a scambiare alcuni dettagli per soldi. Il vantaggio della raccolta di dati online non può essere negata nel mondo di oggi. La tecnologia è basata su informazioni e intelligenza artificiale che utilizza i dati raccolti online.

La nuova tecnologia ha portato all’aperto molti argomenti controversi. La questione è pertinente a livello globale e non è limitata a un paese. Il tema della privacy e dei dati di vendita può essere discusso e si può trovare una soluzione giuridicamente vincolante e comunque accettabile.

E a quanto pare, l’idea di farsi tracciare completamente per due soldi sembra molto allettante: nella landing page della proposta l’azienda afferma di essere “oberata dalle richieste”.

Certo, trattandosi di un’opzione del tutto volontaria, non si può incolpare Google di violazione della privacy o simili.

A un articolo piuttosto critico di Ars Technica (che lascia intendere la presenza di un’opzione di controllo ancora più ampia, una vera e propria scatola nera chiamata Data Collector), Mountain View ha risposto chiarendo che l’adesione a questo “piccolo progetto” è “completamente facoltativa”.

Tuttavia, in tempi in cui Google non sta brillando per quanto riguarda la privacy, questa mossa appare quantomeno criticabile da un punto di vista di etica generale del web.

[09/02/2012]