Crowdfunding e social web: una storia parallela

 

  1. Introduzione.

 Molti si riferiscono al fenomeno del crowdfunding come una novità, o al peggio come l’ultima moda passeggera del web. Tuttavia, il crowdfunding non è un fenomeno così nuovo come si potrebbe pensare: anzi, è un concetto che esiste già da alcuni secoli. La novità risiede nelle nuove tecnologie social e nella mentalità che ne scaturisce, che stanno offrendo al fenomeno la popolarità di cui gode attualmente.

Nell’iniziare questo excursus cronologico dei principali eventi che hanno portato a ciò che ora definiamo crowdfunding, dovremmo per lo meno accennare sia agli Irish Loan Funds di Jonathan Swift che al progetto del Dr. Yunus Grameen bank, antenati e pionieri del fenomeno della microfinanza.

Ma senza pretendere di trattare in modo approfondito le origini più remote del crowdfunding, ne considereremo invece la storia nella sua connessione con la rete e come una sequenza di sviluppi paralleli alla crescita del web sociale.

A Michael Sullivan va riconosciuto il merito di aver coniato il termine ‘crowdfunding’ nel 2006, lanciando Fundavlog, un tentativo fallito di creare un incubatore per progetti ed eventi in qualche modo legati ai videoblog, che includeva una semplice funzionalità per effettuare donazioni online.

Questo schema era “basato su reciprocità, trasparenza, interessi condivisi e soprattutto finanziamento (funding) da parte della folla online (crowd)”. Tuttavia, il termine crowdfunding ha cominciato ad essere usato in modo estensivo solo qualche anno dopo con l’avvento della piattaforma Kickstarter.

  1. Fine anni ‘90 – 2000: Campagne e raccolte di beneficenza online.

 Se accettiamo ‘web’ e ‘crowd’ come due elementi essenziali nel definire il crowdfunding come un’attività a sé stante, i primi veri esempi possono essere osservati a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, quando cominciarono a comparire alcuni progetti finanziati tramite campagne e raccolte di beneficenza online.

Sul fronte del social web, negli stessi anni venivano lanciati SixDegrees.com e AOL Instant Messenger: cominciavano a nascere i profili online e la prassi di connessione con amici per scambiare informazioni o semplicemente per restare in contatto oltre alle semplici email.

Gli artisti, ricchi di comunità di fan fedeli e ora connesse, iniziarono a chiedere alle proprie crowds di finanziare nuova musica, nuovi album o tour. Uno dei primi esempi è offerto dal gruppo rock inglese Marillion che nel 1997 riuscì a raccogliere $60.000 per finanziare un tour negli Stati Uniti, il tutto tramite una raccolta fondi online, il Tour Fund.

Nel 2006, SellaBand emulò questo modello “in cui i fan investono in musica” costruendo una piattaforma dove chiunque poteva raccogliere fondi per registrare un album. In modo simile, le associazioni di beneficenza cominciarono a intravedere il potenziale del web e delle folle quando nel 2000 nacque JustGiving, sito di raccolta di beneficenza online.

In 11 anni, circa 12.000 associazioni di beneficenza registrate in Gran Bretagna ne hanno tratto vantaggio, raccogliendo un totale di oltre 700 milioni di sterline. Tuttavia, mentre questi esempi sfruttavano il web, la passione e l’innata generosità degli esseri umani, ciò che ancora mancava erano gli strumenti e le tecnologie sociali adatti, e soprattutto la mentalità di base che creano.

  1. Metà anni 2000: Kiva, piattaforme di microprestiti, prestiti Peer-to-peer (P2P).

Nel 2005 fu lanciata Kiva, prima piattaforma a permettere agli investitori di prestare denaro ad imprenditori nei paesi in via di sviluppo. Kiva è ora una delle piattaforme di microprestiti di maggior successo, con oltre 165 milioni di dollari raccolti attraverso il crowdfunding, e con un eccellente tasso di ripagamento del  98.83%.

Quello che rende Kiva “sociale” sono alcune delle caratteristiche che si trovano tipicamente sui social network, quali foto, profilo e aggiornamenti: ma forse ancor più è quel senso di personalizzazione che si origina dal sapere cosa si sta facendo con il denaro che si presta.

Questo modello è cresciuto ulteriormente diventando ciò che oggi si definisce “prestito peer-to-peer” (P2P), un0alternativa al tradizionale prestito bancario, nato per consentire il prestito di denaro anche al di fuori delle nazioni in via di sviluppo.

Uno dei primi siti di prestito P2P è stato Zopa, una società basata a Londra che offre un servizio di scambio di denaro oline. Zopa opera in GB, Italia (Zopa Italia ha recentemente assunto una nuova ragione sociale mutando nel contempo forma societaria: Smartika Spa) e presto in Giappone.

Nel 2006 venne lanciato negli Stati Uniti Prosper, seguendo lo stesso modello. Nel 2007, toccò a LendingClub. Tuttavia queste piattaforme non riscossero molto successo, a causa delle troppe limitazioni regolamentarie, e forse perché la società non era ancora davvero pronta.

Ma nel frattempo i social network stavanno rapidamente diventando sempre più simili a sistemi operativi.

Queste reti dipendono dai membri per alimentare più dati come informazioni è la loro linea di vita. Le piattaforme pubbliche online sono gli strumenti di marketing più influenti nel nuovo millennio. È possibile acquistare molti prodotti solo online dai loro venditori ufficiali. È possibile confermare la loro autenticità da recensioni online. Ad esempio, Germitox, è un efficace farmaco antiparassitario disponibile solo online.  Il social network è ora essenziale.

Non si trattava più solo di diventare amico con qualcuno o chattare in tempo reale: ora i social network ambivano a essere piattaforme capaci di supportare una vasta gamma di applicazioni e funzionalità interattive. Ad ogni modo, identità ed esperienze erano ancora essenzialmente disconnesse tra loro.

  1. 2008-2009: Gli anni del consolidamento.

 Nel 2008 nacque IndieGoGo, co-fondata da Danae Ringelmann e Slava Rubin per “democratizzare la raccolta di fondi” e “dare potere agli imprenditori creativi”. Nel 2009 la già citata Kickstarter, limitata al solo territorio statunitense, diede il via a un “nuovo modo di finanziare la creatività”. Oggi queste due piattaforme di crowdfunding sono fra le più popolari al mondo.

Il principio era ed è sempre lo stesso: un esteso gruppo di persone può mettere insieme il proprio denaro per aiutare a finanziare un’idea. Ma la vera novità stava nel fatto che quando qualcuno contribuisce a questi progetti, non si aspetta denaro in cambio. A seconda dell’ammontare dell’offerta, si possono ottenere premi e ricompense – ma non denaro.

Anche il modello P2P avviato da Prosper e LendingClub conobbe una rinascita in quegli anni. Sempre più prestatori e beneficiari stavano iniziando a connettersi direttamente via internet e ad evitare le banche.

Come spiega Don Tapscott: “Ciò che queste reti di P2P consentono di fare che le banche non possono (o non vogliono) fare è lasciare che le persone associno i propri investimenti ad individui o cause in cui credono”.

Sia l’apparizione di Kickstarter e di IndieGoGom sia la rinascita di Prosper e LendingClub erano segno che l’infrastruttura tecnica e la mentalità sociale erano finalmente pronte, grazie alla continua e ricca interazione sui social media.

Ogni esperienza poteva ora essere sociale, un passo fondamentale per il crowdfunding data la sua dipendenza su un forte potenziale per il passaparola e la viralità del web. Le reti stavano crescendo al ritmo di sostegno e fiducia offerti dalle comunità.

  1. 2010-2011 Crowdfunding basato su partecipazioni finanziarie (equity-based).

 I creatori di un progetto lanciato su Kickstarter sfruttarono tutti gli elementi citati sopra per finanziare con successo il loro kit TikTok+LunaTik Multi-Touch Watch. In meno di un mese, tra novembre e dicembre 2010, 13.512 “backers” o sostenitori hanno messo insieme $942.578 (il target di partenza era pari a $15.000), fino a poco fa record mondiale per la somma di denaro più alta raccolta tramite il crowdfunding.

Ma l’11 febbraio 2012 l’Elevation Dock per iPhone ha raccolto ben $1.464.706 sulla stessa piattaforma, stabilendo un nuovo record. All’inizio di ottobre 2011, una donna di nome Rachel Perrie è diventata la milionesima persona a finanziare un progetto su Kickstarter.

Negli ultimi due anni, mentre Kickstarter e Indiegogo continuavano a crescere velocemente, abbiamo assistito a una straordinaria proliferazione di simili piattaforme reward-based, che sembrano nascere ogni giorno e in ogni parte del mondo. Molte sono di nicchia o limitate ad una specifica area geografica o comunità. In Italia ricordiamo EppelaBoom Starter e ShinyNote, limitata a progetti no-profit.

Ma c’era ancora spazio per un nuovo promettente sviluppo: nel 2010 nasce GrowVC, che dà il via al cosiddetto equity-based crowdfunding, o crowdfunding basato su partecipazione finanziaria collettiva. GrowVC si definisce “un nuovo modello di finanziamento comunitario” o un “marketplace for startup funding”. Il crowdfunding in questo caso costituisce solo uno dei modelli messi in atto per aiutare le start-up tecnologiche ad assicurarsi un finanziamento iniziale fino ad un massimo di 1 milione di dollari.

La piattaforma è cresciuta fino a raggiungere oltre 9000 tra imprenditori, investitori ed esperti in oltre 190 nazioni diverse. Nel 2011 è stata seguita da Crowdcube, prima piattaforma di crowdfunding al mondo per soluzioni di finanza aziendale.

Lo scorso novembre, il gruppo Rushmore si è assicurato 1 milione di dollari di investimento da parte di 143 investitori per finanziare lo sviluppo di una nuova iniziativa imprenditoriale a Londra. L’investimento è stato raccolto su Crowdcube in sole quattro settimane.

Dal punto di vista legale, ill 3 novembre 2011 la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato il crowdfunding bill H.R. 2930 (noto anche come “Entrepreneur Access to Capital Act” – Atto per l’accesso a capitali imprenditoriali) che potrebbe consentire alle startup di offrire e vendere titoli tramite siti di crowdfunding e social network.

  1. Il futuro.

Come già detto, il crowdfunding ha forti legami con la diffusione virale, la validazione sociale, il senso di legittimazione e il coinvolgimento consentiti dai social media. La rapida evoluzione di questi ultimi sta dando piede libero alla nostra natura sociale senza porre limiti di tipo geografico o tecnologico.

Per un po’ di tempo le crowds hanno formato affinità intorno interessi e missioni, creando nuovi prodotti e servizi, alimentando l’innovazione e, per usare le parole del giornalista di Wired Jeff Howe, hanno “usato internet per sfruttare il diffuso potere di elabrazione di milioni di cervalli umani”.

Uno dei risultati è stata la nuova mentalità costruita su fiducia e partecipazione, pronta ad abbracciare la diversità, capace di reinventarsi e in grado di cambiare il mondo. Il nostro bisogno di supportare e coinvolgerci in progetti a cui teniamo è profondamente radicato nella nostra umanità come anche la nostra tendenza a migliorare le cose e innovare al fine di vivere meglio.

Possiamo guardare al crowdfunding come un modello migliore per la formazione di capitale, meno elitario, più democratico, compreso e condiviso dalla società intera.

 

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