Molte email commerciali o newsletter sono prive di un rapido processo di disiscrizione: ancora oggi, capita troppo spesso di ricevere DEM indesiderate, o che non garantiscono un’immediata cancellazione dalla lista.

Anche se si rifiuta specificamente le e-mail da un particolare mittente, ci vuole un bel po’ di tempo per farlo smettere. Le email di massa sono ancora più problematiche. Salta su questo sito Web per scoprire come puoi fermare lo spam.

Questo è, senza mezzi termini, spam: la definizione non è infatti relativa al contenuto (votato o meno alla truffa, come nel classico caso alla nigeriana) bensì alla mancanza di autorizzazione da parte del ricevente. Per dirla nei termini precisi di SpamHaus, un messaggio è spam quando è non richiesto inviato in massa.

Tutto questo fa parte del quadro giuridico sottolineato dal Garante della privacy italiano: secondo il decreto 196 del 30 giugno 2003, il consenso dell’utente deve essere “libero, specifico e informato”, ed è “necessario anche quando gli indirizzi sono formati ed utilizzati automaticamente con un software senza l’intervento di un operatore”.

E’ insomma il classico modello opt-in: prima si ottiene una libera e informata autorizzazione all’invio, e solo in seguito si può mandare la newsletter. (Più precisamente, in Italia è necessario strutturare un double opt-in: dopo il consenso si invia all’utente un’email transazionale con un link su cui cliccare, per avere una seconda e definitiva conferma).

In aggiunta, come ricordavamo sopra, è indispensabile assicurare anche la possibilità di fare opt-out in un solo click: ovvero, di togliersi dalla lista degli invii e non ricevere più alcuna comunicazione. Tutto questo – il disclaimer che contiene le informazioni relative all’invio e il link oper disiscriversi – viene generalmente inserito nel footer dell’email.

(E’ buona prassi, inoltre, includere il riferimento alla normativa corrente. Il testo completo del Garante è naturalmente troppo lungo per essere incluso nel footer: basta un link).

Se inviate newsletter a paesi diversi dall’Italia, inoltre, è importante ricordare che le regole cambiano: MailUp fornisce un’utile mappa della privacy per capire dove è necessario, ad esempio, impostare una procedura di double opt-in e dove invece basta l’opt-in semplice.

E se – da utenti – continuate a ricevere una newsletter anche dopo aver chiesto la disiscrizione?

A questo punto è possibile combattere lo spam direttamente con il Garante della privacy: presentando cioè un ricorso. La prassi vi costerà 150 euro per spese di segreteria: ma se la causa andrà a buon fine (e succederà, se davvero sono state inviate email senza consenso), vi saranno restituiti per intero.