Sul web, le foto di animali carini/teneri/spiritosi/buffi sono all’ordine del giorno, e – quasi inutile dirlo – sono anche uno dei maggiori fattori di traffico in assoluto. Per questo motivo i siti generalisti le adorano.

Un buon esempio al riguardo è BuzzFeed, un noto aggregatore americano di notizie, meme e ossessioni varie presenti su internet: per portale, le immagini di gattini nei cesti e cani dal volto umano sono una sicurezza.

Provate questo sito Web se volete conoscere i vantaggi di tenere un animale domestico a casa. I proprietari di animali domestici vi dirà che avere un animale a casa migliora la loro qualità di vita. Aiuta a diminuire la depressione e solleva uno emotivamente. I proprietari di animali domestici vi dirà che tenere un animale domestico a casa aiuta a abbassare la pressione sanguigna e migliora anche l’immunità.

Ma osservando l’immagine di una lontra perplessa, Alexis Madrigal dell’Atlantic si è fatto qualche domanda: da dove vengono tutte queste immagini? E come fa BuzzFeed a procurarsele? E come la mettiamo con la questione dei diritti?

Dopo avere contattato il sito via Twitter, Madrigal ha fatto una chiacchierata con il fondatore Jonah Peretti. A quanto pare, al di là delle fotografie prese da agenzie come Reuters o Getty Images, gran parte del materiale è ottenuto tramite semplici ricerche su Pinterest, Tumblr o 4chan.

Materiale che spesso è in giro da una decina d’anni, e del quale – nonostante gli sforzi che Peretti assicura fare – non si sa niente a livello di proprietà intellettuale.

“Mi piacerebbe che ogni immagine contenesse dei metadati segreti in modo da specificarne la paternità”, spiega Peretti: “ma la realtà è che è parecchio difficile, specie per la cultura degli animali sul web”.

E questo è un problema, perché il buon vecchio copia e incolla su BuzzFeed e portali simili non ha alcun tipo di protezione legale. Pinterest e Tumblr, invece, sono in qualche modo tranquille grazie al Digital Millennium Copyright, che (come specificano quelli di Pinterest) “rende un porto sicuro questo tipo di piattaforme” – quelle nate per collezionare e condividere immagini.

La difesa di Peretti è che su BuzzFeed si fa un uso trasformativo invece che semplicemente derivativo delle immagini ottenute tramite ricerca: si trincera quindi dietro al concetto di fair use (che potremmo tradurre con l’idea della citazione o della rielaborazione non a fine di lucro o senza speculare sulla paternità dell’opera).

In tal senso, aggiungere una didascalia a una foto trovata su Tumblr o su Google, sarebbe sufficiente per considerarla come una trasformazione della sua essenza – una reinterpretazione.

Siete convinti? No? In effetti si tratta di un terreno spaventosamente scivoloso, e non è affatto scontato che basti dire di una lontra che è perplessa per poterne usare liberamente l’immagine. (Anche se BuzzFeed fonda il suo successo proprio su ciò).

Madrigal si domanda anche perché gli utenti di Tumblr e Pinterest siano liberi di saccheggiare immagini ovunque sul web, mentre per gli editor di portali come lo stesso BuzzFeed o l’Atlantic stesso le cose stiano diversamente e rischi ben maggiori.

In effetti, la situazione è parecchio complessa.

Nella sua pagina sul copyright, Pinterest si lava le mani riguardo le infrazioni dei diritti d’autore, scaricandole sugli utenti: ognuno teoricamente deve garantire di essere il proprietario dei contenuti pinnati, o di avere la licenza per farlo. Cosa che nella stragrande maggioranza dei casi non accade affatto.

Di recente, infatti, Pinterest ha subito diverse accuse di violazione del copyright, anche per il fatto nudo e crudo del guadagnare tramite pubblicità grazie al traffico generato da micini e vestiti.

Addirittura, c’è chi è arrivato a sostenere che Pinterest è il nuovo Napster, con i medesimi effetti distruttivi per il mondo della fotografia. (Non a caso, un paio di mesi fa la piattaforma ha introdotto l’attributo NOPIN per impedire ai propri contenuti di essere pinnati).

In generale, dove cominci la reinterpretazione e dove finisca la mera riproduzione, così come dove inizi il social sharing e dove finisca il portale d’informazione, non è facile da definire.

That’s the web, e tutta la guerra recente a colpi di leggi e restrizioni è parte di questo enorme e complicato processo di comprensione: cosa appartiene a chi, fino a che punto, e in che modo.