Il tema dei big data è particolarmente caldo: la quantità di informazioni prodotte è sempre più grande e in crescita verticale, e mai come oggi la tecnologia ci consente di analizzarli per prevedere (e ottimizzare) i comportamenti degli individui.

In sostanza, stiamo affinando una sorta di sesto senso in grado di percepire una realtà, strutturata in maniera informazionale, che va oltre la normale analisi comportamentale e necessita di nuovi strumenti di gestione (in primis, di nuove piattaforme tecnologiche).

Questo è il punto di partenza del piccolo ma denso ebook La società dei dati, scritto da Vincenzo Cosenza e pubblicato un paio di giorni fa dalla casa editrice digitale 40k.

L’autore si concentra sull’impatto della cultura dei dati sul tessuto imprenditoriale così come sul settore pubblico (dalle smart city allo snellimento della burocrazia), fino all’utilizzo delle informazioni nella nostra vita privata (gestione più accurata della casa, della salute, in generale del proprio io: vedi tutta la letteratura sul quantified self).

La panoramica tracciata è piuttosto generale – in accordo con il carattere introduttivo del libro – ma non manca di spunti davvero interessanti e che meritano un serio approfondimento. Ad esempio, la questione dei rischi:

In definitiva accedere alla quinta dimensione non è mai stato così facile, né per le organizzazioni, né per i singoli. Per godere dei vantaggi, però, dovremmo trasformarci in analisti consapevoli e attivi. Sì, perché il dato personale è una moneta di scambio che necessita di un controllo vigile, per evitare che aziende senza grossi scrupoli, lo utilizzino per inferenze predittive di tipo prettamente commerciale o in generale poco nobili.

Un esempio su tutti: un tale, Kevin Johnson, si è visto ridurre il tetto della carta di credito sulla base di alcuni dati incrociati che ne prevedevano un futuro da insolvente (visto che molti clienti simili a lui erano nelle stesse condizioni).

Questa forma discriminatoria e questo “uso violento” dei dati – come se tali forme di previsione algoritmichefossero degne della massima fiducia – sono molto pericolosi. Vanno indagate e raccontate, al fine di mantenere il giusto equilibrio fra il tracciamento e il rispetto della privacy – senza contare, di nuovo, un nucleo base di etica comportamentale.

Le proposte dell’autore per evitare che la “conoscenza asimmetrica” dei dati acuisca il divario sociale (ottima sintesi del rischio) è di irregimentare le regole legate alla tutela dei dati personali (soprattutto in termini di chiarezza delle policy da parte delle aziende); mantenere la possibilità di controllare le informazioni raccolte da terzi; garantire un tempo massimo di conservazione di tali dati e la trasparenza delle analisi. Senza dimenticare l’attenzione alla sicurezza dei processi, dal punto di vista tecnologico.

Ma soprattutto, conclude Cosenza, si tratta di alimentare la consapevolezza individuale (e collettiva). Un tema che ci è molto caro, e sul quale è necessario insistere: educazione e alfabetizzazione digitale restano gli strumenti migliori per un uso più sano e cosciente dei dati – e del web.

Una nota a margine, di carattere editoriale: questo ebook costa 99 centesimi – come tutti quelli della serie unofficial di 40k. E’ un prezzo equo per un lavoro di qualità da parte di un bravo professionista. Invece di un lungo post, un breve saggio: e implicitamente, invece dei soliti modelli di business legati al display advertising, un bel suggerimento per tornare a pagare direttamente – e a poco prezzo – il lavoro intellettuale.